Un uomo, dall'aspetto alquanto losco, arriva in macchina fino alla frontiera dove viene fermato da un anziano maresciallo dei carabinieri. Il militare invita l'uomo ad aprire il bagagliaio per un controllo. Una volta aperto ci trova dentro sei sacchi stracolmi. Pensando idi aver fatto il colpaccio, chiede al guidatore:
- E questi sacchi cosa contengono?L'uomo seccamente:
- Terra.- Cortesemente, me li puo' aprire?- Certo.
L'uomo li apre ed il carabiniere incomincia a rovistarli trovando nient'altro che terra. Non contento prende un bastoncino e li sonda uno per uno, ma al loro interno non scova nessun oggetto solido... solo terra. Ancora non convinto chiama il collega della unita' cinofila che fa annusare i sacchi al suo cane, di nuovo senza risultato: i sacchi non contengono ne' droga ne' esplosivo, soltanto della volgarissima terra.
A quel punto il carabiniere e' costretto a lasciare andare l'uomo. Il quale non se lo fa ripetere due volte, sale in macchina e riparte attraversando la frontiera.
La stessa cosa avviene un giorno si e l'altro no per un anno intero, соn puntuale regolarita': l'uomo arriva соn la macchina alla frontiera, il maresciallo gli ispeziona il bagagliaio, trova i soliti sei sacchi che contengono solo terra e percio' e' costretto a lasciar andare l'uomo.
Trascorsi dodici mesi, l'anziano maresciallo va in pensione ed apre un ristorantino insieme alla moglie, proprio nei pressi della frontiera. Un bel giorno tra i clienti presenti nel suo ristorante riconosce lo stesso uomo che aveva fermato e controllato per un anno intero. Il carabiniere, volendo avere una conferma del suo sesto senso da detective proprio dal diretto interessato, si avvicina all'uomo e gli fa:
- Salve, si ricorda di me?
- Ma come no!?! Lei e' il carabiniere che mi fermava sempre alla frontiera!
- Esatto! Ora pero' non lo sono piu' perche' sono in pensione. Quindi lei una curiosita' me la deve togliere... che cosa contrabbandava?
- Io? Macchine rubate...
Il pollo bulgaro.
- Un vecchietto arzillo entra in un famoso ristorante e chiede un 'pollo bulgaro'.
- 'Bulgaro signore?' osa dire timidamente il cameriere.
- 'Si,bulgaro, perché forse non lo avete? Ma non siete voi il ristorante migliore della città?'
- 'Certo' dice il cameriere 'Si figuri, il pollo bulgaro è la nostra specialità'.
Poi va in cucina e dice al cuoco:
- 'C'è uno, un po' picchiatello, che chiede un pollo bulgaro'.
Dice il cuoco:
- 'Fa una cosa, portagliene uno di quelli provenienti dal nostro allevamento, digli che è bulgaro, andrà benissimo'.
Bene, il cameriere porta il pollo al cliente, poi accenna ad andarsene, ma il vecchietto lo ferma:
- 'Aspetti', соn una mano alza il portacoda del pollo, infila l'indice dell'altra mano nel buco, lo porta al naso, fiuta e dice:
- 'No non ci siamo, questo è un pollo nostrano; spiacente ma io insisto per il pollo bulgaro'.
Stupito il cameriere si scusa per il possibile sbaglio e riporta il pollo in cucina.
Dice al cuoco:
- 'Guarda che se n'è accorto, come facciamo?'.
- 'Facciamo così, prendine uno di quelli provenienti dalla Jugoslavia, sono una schifezza, ma Jugoslavia e Bulgaria sono dalle stesse parti, non se ne accorgerà; tu digli che è bulgaro e facciamola finita'.
Il cameriere torna al tavolo:
- 'Ecco signore il suo pollo, aveva ragione, c'è stato uno scambio involontario in cucina. Questo è veramente un pollo bulgaro; mi devo complimentare, lei è un vero intenditore, buon appetito'.
Il cameriere accenna ad andarsene, ma l'avventore torna a fermarlo, ripete la stessa operazione sul nuovo pollo, poi indispettito dice al cameriere:
- 'Ma cosa mi ha portato? Questo è un pollo di Karlovac, allevamento croato, ex Jugoslavia'.
A questo punto il cameriere si slaccia la cintura, abbassa i pantaloni, le mutande e, porgendo le terga al vecchietto gli dice:
- 'Senta signore, io sono un trovatello, non chiedo di conoscere il nome di mia madre e di mio padre, ma mi dica almeno dove sono nato'.
Un uomo era seduto sul marciapiede, ricurvo, con il volto nascosto tra le mani e le spalle coperte da una coperta sporca. Era un senzatetto. Nessuno conosceva il suo nome: tutti lo chiamavano semplicemente “il vecchio Silas”. La gente gli passava accanto come se fosse parte dell’arredo urbano.
Ma quella mattina fredda, una donna elegante si fermò davanti a lui. Indossava un abito aderente che ne valorizzava la figura con grazia. I tacchi alti risuonavano decisi sull’asfalto, i lunghi capelli si muovevano al vento, e un profumo discreto sembrava portare con sé un pezzo di un altro mondo.
Silas alzò lo sguardo, diffidente.
- Non ho spiccioli —mormorò, cercando di allontanarla.
Lei gli sorrise. Un sorriso che non giudicava.
- Non sono qui per darti spiccioli. Sono qui per offrirti un pranzo.
Silas rise, senza allegria:
- Fantastico. Dopo il banchetto col Presidente, prenderò anche il dolce. Ora lasciami stare.
Ma lei non si mosse. Gli tese solo una mano.
- Ti prego. Vieni con me.
Un agente della municipale, che osservava la scena da lontano, si avvicinò.
- Va tutto bene, signora?
- Sì, grazie —rispose lei con calma ferma—. Voglio solo portare questo signore a pranzo con me.
Il vigile la riconobbe.
- Ne è sicura? È Silas. Vive qui da anni. Non è cattivo, ma... non è semplice.
Lei annuì.
- Proprio per questo.
Silas, a malincuore, si lasciò convincere. I tre entrarono in un ristorante elegante, con grandi vetrate e camerieri impeccabili. Il direttore si affrettò a raggiungerli.
- Mi scusi, signora, ma... quell’uomo non può restare. Rovina l’atmosfera.
Lei lo fissò con gentilezza decisa.
- Conosce l’azienda Allure & Co.?
Lui esitò.
- Certo... è uno dei nostri clienti più importanti per gli eventi.
- Bene. Io sono Helena Diniz. Amministratrice delegata.
Il volto del direttore impallidì.
- Mi scusi, non lo sapevo...
Lei lo fermò con un gesto calmo.
- Ora lo sa. E spero sappia anche questo: l’umanità non si misura da chi entra, ma da come viene trattato quando esce.
Si sedettero. Silas era impacciato, non sapeva dove mettere le mani. Helena lo guardò negli occhi.
- Si ricorda di me?
Lui strinse gli occhi.
- No... la voce mi è familiare, ma...
Lei sorrise.
- Vent’anni fa, una ragazza affamata entrò in questo stesso ristorante. Era rannicchiata in un angolo, tremava dal freddo e non osava chiedere nulla. Lei era cameriere qui. E fu l’unico a notarmi.
Silas rimase immobile.
- Lei mi portò un piatto nascosto dalla cucina. Lo pagò con le sue mance. E mi disse:
“Oggi offro io. Ma non dimenticare: vai avanti.” Silas abbassò lo sguardo. Gli occhi gli si riempirono di lacrime.
- Eri tu?
- Sì. E ora sono io qui... per dirti che il bene che facciamo, anche quando ce ne dimentichiamo, Dio lo ricorda.
Dal suo borsello estrasse una busta.
- Qui dentro c’è un biglietto. Vai a questo indirizzo. Chiedi del signor Murilo. Ti sta già aspettando. C’è una stanza per te, una doccia calda e una possibilità.
Silas singhiozzava piano.
- Perché? Perché fai tutto questo per me?
Helena gli strinse la mano con dolcezza.
- Perché tu l’hai fatto per me. E perché... non ho mai dimenticato il sapore di quel piatto, né il rispetto con cui mi hai trattata.
Prima di uscire, guardò il vigile.
- Grazie per aver permesso che accadesse.
Lui sorrise, commosso:
- Signora... grazie a lei. Oggi ho visto un miracolo.