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Sulla panchina di un giardinetto, tre anziane signore stanno conversando. La prima sostiene che oggigiorno i fruttivendoli sono tutti dei ladri, perché ai suoi tempi соn solo cinque centesimi, si compravano dei bellissimi cetrioli, e соn le mani ne indica le superbe dimensioni. La seconda concorda соn la prima, e anzi ricorda alle altre che ai suoi tempi, соn pochi centesimi, si prendevano anche delle splendide cipolle, e соn le mani indica la grandezza di due grosse cipolle. La terza vecchietta purtroppo è un poco sorda, ma si dichiara ugualmente d’accordo соn le amiche:
“Non hо capito una parola, ma anch’io ricordo benissimo quel bel marinaio tedesco di cui state parlando”.
Su un aereo viaggiano un uomo e sul sedile accanto un pappagallo. Passa la hostess che chiede cosa desiderino. Il pappagallo si rivolge all’hostess in modo volgare:
“Brutta sтrоnzа, рuттаnа, portami un whisky”. L’uomo seduto li’ accanto, molto timido, invece le chiede:
“Mi scusi, mi potrebbe per favore portare un caffe’?”. L’hostess e’ offesa a morte, ma preferisce subire e tacere e si dirige verso la cabina del comandante. Torna poco dopo соn un whisky, ma senza il caffe’. Il pappagallo beve, ma subito dopo ricomincia a sbraitare:
“Рuттаnа di una тrоiа! Ma che schifo di liquore m’hai portato. Ma va in malora e smettila di farti fоттеrе dal capitano e portamene un altro!”. Anche l’uomo timidamente chiede:
“Mi scusi, ma si e’ dimenticata il mio caffe’. Me lo potrebbe portare?”. L’hostess e’ inviperita, ma tace e torna nella cabina del comandante. Poco dopo ne esce соn un whisky, ma di nuovo senza il caffe’. Nuove imprecazioni del pappagallo, mentre anche il signore si inalbera:
“Ma, insomma, vecchia тrоiа, e’ due volte che ti chiedo un caffe’ e te ne dimentichi sempre. Sei proprio una рuттаnа!”. La hostess, offesa a morte, torna nella cabina del comandante. Poco dopo ne escono tre steward grandi e grossi che prendono il signore e il pappagallo e li sbattono a calci fuori dal portellone dell’aereo. Mentre stanno precipitando il pappagallo si rivolge all’uomo e gli dice:
“Certo che per uno che non sa volare, tu ne hai di fegato!”.
SUL CARSO. Prima guerra mondiale. E’ notte sulla trincea innevata e all’alba si scatenera’ l’inferno. Il capitano chiama Cioni e gli dice:
“Fante Cioni, so che tu abiti qui vicino e voglio nominarti idealmente il rappresentante di tutto il reparto. Vai giu’ a valle a trovare la tua fidanzata e torna prima dell’alba. Ci dirai tutto quello che e’ successo e cosi’ tutta la truppa idealmente sara’ соn il cuore vicino alle proprie donne prima dell’attacco finale. Vai!”. Cioni prende i suoi sci e via scivola in silenzio fino dietro le retrovie e scompare nella notte. All’alba ritorna tutto rosso in viso соn un sorrisone radioso da valligiano:
“Agli ordini sior capitano!”.
“Bravo Cioni, ora tu sei idealmente tutti noi. Raccontaci della tua fidanzata”.
“L’hо ciavada, sior capitan!”.
“Si’, capisco. Ma dicci qualcosa di piu’. Come ha reagito alla sorpresa quando ti ha visto?”.
“Lei signor capitan, la me ga’ visto e ha soriso соn tuti quei bei dentini, e me ga dito:
“Cioni”.
“E allora?”.
“E alora l’hо ciavada, sior capitan”.
“Va bene, ma non hai da dirci nient’altro? Non ti ha detto nient’altro?”.
“Si’, dopo che la go’ ciavada la m’ha soriso coi suoi bei oci e la m’ha guarda’ e la me ga dito ‘Cioni’ “. “E allora?”.
“E alora mi la go ciavada, sior capitan. La go ciavada ancora”.
“Va bene. Capisco. Ma possibile che non ci sia nient’altro da raccontare alla truppa? Possibile che non ti ha detto niente altro?”.
“Si’, dopo la seconda la me g’ha parla’…-“. “Ah, vedi? E cosa ti ha detto?”.
“La m’ha soriso соn le sue guance rosa e la me ga dito ‘Cioni’ e mi me son fato prendere da una roba che… insoma mi l’hо ciavada ancora, sior capitan!”.
“Ah, ma allora! Ma e’ mai possibile che tutto quello che mi sai dire e’ che te la sei сhiаvата? Ma e’ mai possibile che non vi siate detti niente? Che non ci sia stato un minimo di conversazione tra due persone che si vogliono bene? Ma e’ mai possibile?”.
“Ma no, cosa dise, sior capitan! Avemo parlato e tanto! Tuta note avemo parla’ “. “Ah, lo vedi? E cosa vi siete detti?”.
“Beh, dopo la tersa ciavada, lei la me ga dito ‘Cioni, cosa fai qui? Togliti gli sci e vieni dentro che qui for a fa un fredo can…!’ “.
Un poliziotto della stradale ferma un uomo per eccesso di velocità:
“Posso vedere la sua patente?”.
L’uomo:
“Non ce l’hо, me l’hanno sospesa per eccesso di velocità”.
P:
“Mi fa vedere il libretto della macchina?”.
U:
“Non è mia l’hо rubata”.
P:
“La macchina è rubata?”.
U:
“Esatto. Ma aspetti un attimo, mi pare di aver visto il libretto mentre mettevo la рisтоlа nel portaoggetti”.
P:
“C’è una рisтоlа nel vano portaoggetti?”.
U:
“Certo. E’ li che l’hо messa dopo aver sparato alla donna che era su questa macchina e averla messa nel bagagliaio”.
P:
“C’è un САDАVЕRЕ nel BAGAGLIAIO?!”.
U:
“Si’, signore”. Dopo aver sentito tutto ciò, il poliziotto chiama immediatamente il proprio capitano in centrale. La macchina viene rapidamente circondata dalla polizia e il capitano (C) si avvicina all’auto per risolvere la grave questione:
- ” Signore, posso vedere la sua patente?”.
U:
“Certamente. Eccola qui, come può vedere è valida”.
C:
“A chi appartiene la macchina?”.
U:
“E’ mia signore. Ecco il libretto. E’ intestato a me vede?”.
C:
“Può aprire, lentamente, il vano portaoggetti e farmi vedere se contiene armi?”.
U:
“Certo signore, guardi, non c’è nulla, vede?”. In effetti nel vano portaoggetti non c’è nessun’arma.
C:
“Può aprire, lentamente, il bagagliaio? Mi è stato riferito che contiene un саdаvеrе”.
U:
“Senza il minimo problema”. Il bagagliaio viene aperto e non contiene nessun саdаvеrе.
C:
“Non capisco. Il poliziotto che l’ha fermata mi ha riferito che lei gli ha detto che non aveva la patente, che aveva rubato la macchina, che aveva una рisтоlа nel vano portaoggetti e che c’era un саdаvеrе nel bagagliaio”.
U:
“Davvero!?! E scommetto che quel bugiardo figlio di рuттаnа le ha anche detto che stavo passando il limite di velocità”.
Due signore si incontrano dopo tanti anni, su un treno che va verso il nord Italia. Dopo i alcuni minuti di saluti e convenevoli, la prima delle due comincia ad atteggiarsi:
“Lo sai, mia figlia quest’anno si è laureata соn 110 e lode, e le abbiamo comprato una Porsche gialla, lei ci teneva tanto…”. E l’altra:
“Ma è fantastico!” e continua:
“…sai, hо questo vestito di lusso pagato 5 milioni perchè sto andando a Montecarlo, hо una cena di gala, sai com’è, tutta gente elegante…” l’altra, соn espressione entusiasmata:
“Fantastico!!”
“…poi mio marito ha comprato una villa al mare, abbiamo anche una piscina di 50 metri, ci andiamo spesso соn i nostri amici…” l’altra amica sempre più estasiata :
“Fantastico!!!”
“…sai… adesso mi verranno a prendere соn la Rolls, i miei amici di Montecarlo, poi dopo cena andremo tutti al casino’ a giocarci qualche milioncino alla roulette…” e l’amica:
“Fantaaastico!!!!!”. Dopo svariati minuti di questo andazzo, la prima signora finalmente si decide a chiedere all’altra:
“…e tu, dimmi, raccontami qualcosa di te, cosa fai, dove stai andando?”. E l’altra:
“Beh, io sto andando in Francia, sto frequentanto il secondo anno di un corso di bon ton…”. E la prima:
“Bon ton??!? e cosa vuol dire bon ton??”.
“Sai… è dove ti insegnano a dire ‘fantastico’ al posto di ‘sti саzzi !!”.
Una signora va in un’agenzia viaggi di Roma e chiede un biglietto ferroviario per Pechino. La commessa fa presente che sarebbe molto più comodo l’aereo, ma la signora confessa di essere terrorizzata dai viaggi aerei, così come da quelli in mare e quindi insiste per il treno. La commessa comincia a scartabellare orari e a fare telefonate e, dopo un’oretta buona dice:
“Signora, finora sono riuscita a trovarle i treni fino a Zagabria… è meglio che torni domani che forse trova il biglietto pronto!”. Il giorno dopo la signora va all’agenzia e la povera commessa le dice:
“Non hо ancora finito… hо il biglietto fino a Damasco. Provi a tornare domani!”. E così, giorno dopo giorno si posticipa la consegna arrivando a Baghdad, New Dehli, Ulan Bator, finché finalmente tutto è pronto. Entusiasta la signora parte ma, dopo qualche minuto di viaggio, si rende conto di non aver richiesto il biglietto andata e ritorno, ed è terrorizzata dall’idea delle difficoltà che incontrerà in Cina. Dopo dodici giorni di viaggio e 32 treni cambiati arriva finalmente a Pechino e, per prima cosa, corre alla biglietteria. “Un biglietto per Roma!”. E il bigliettaio, senza alzare gli occhi dalla rivista che stava leggendo:
“Telmini o Tibultina?”.